sabato 31 agosto 2013

Voglio Imparare


Voglio Imparare : LA PREPARAZIONE ALLO STUDIO

Possiamo suddividere la preparazione allo studio in quattro azioni fondamentali:
  1. stabilire il tempo da dedicare allo studio,
  2. stabilire la quantità di materiale da studiare,
  3. fare un rapido (2 minuti) riepilogo di ciò che si è imparato,
  4. stabilire i traguardi da raggiungere (2 minuti),
  5. Stabilire tempo di studio e quantità del materiale.


Lo stabilire il tempo e la quantità del materiale riveste una importanza notevole che viene quasi sempre sottovalutata. Si pensi, per esempio, alla differente attenzione che il pubblico, in una sala da conferenze, riserva al conferenziere che dice durata e punti salienti dell'intervento a confronto a quello che inizia a parlare senza fornire tali informazioni.
La mente ama essere creativa e detesta le cose incomplete. Essa ha una naturale paura di ciò che non conosce e le continue ricerche scientifiche ne sono la chiara dimostrazione.
Inizieremo perciò ogni periodo di studio decidendo in anticipo il tempo totale che vi dedicheremo e la quantità di materiale da studiare. Fornendo così alla nostra mente le informazioni necessarie perché possa affrontare il lavoro debitamente programmata.
Il tempo di studio verrà poi suddiviso in periodi di 20/40 minuti, seguiti da un breve intervallo, che non solo ci fornirà un attimo di poso ma permetterà alle informazioni acquisite di integrarsi con quelle già esistenti nella nostra mente (voglio imparare)
Rapido (2 minuti) riepilogo preliminare
Questo riepilogo consisterà nel dedicare non più di due minuti a quello che potremo definire pre/riscaldamento mentale(voglio imparare). Così come ogni sportivo scalda i propri muscoli prima della gara noi dobbiamo porre la nostra mente nelle condizioni migliori affinchè lo studio ci dia i risultati aspettati.
Per fare questo consuntivo è sufficiente scrivere su un pezzo di carta ciò che già conosciamo sull'argomento in forma di parole chiave o di diagramma. Il fatto che noi possiamo già conoscere molto o poco della materia non ha importanza. Se conosciamo poco faremo un diagramma elementare, dove vedremo di porre pure le idee che hanno qualche attinenza con l'argomento di studio, mentre se abbiamo molte conoscenze scriveremo solo le parole chiave delle idee di fondamentale importanza.
Questi due minuti sono determinanti al fine di staccare la mente dagli argomenti in cui è stata affaccendata fino a quel momento e di prepararla puntata nella giusta direzione che, nel nostro caso, è rappresentata dall'argomento da studiare.
Questo esercizio porta ad acquisire, nel tempo, l'abilità di ricordare le idee più importanti e come esse si integrano l'un l'altra e, per associazione, a tutte le idee a loro associate e in conseguenza all'intero soggetto.

venerdì 30 agosto 2013

Imparare Tabelline

Imparare Tabelline : come studiare

Le tabelline si devono saper dire in due modi:
  • in sequenza (ad esempio: 8, 16, 24, 32, 40, 48, ecc.);
  • nella forma estesa (8 X 1 = 8, 8 X 2 = 16, 8 X 3 = 24, ecc.).
Solo così si può dire di aver imparato bene le tabelline; se ciò non avviene, si sarà sempre un po’ incerti e lenti nei calcoli.

E’ importante sapere le tabelline in entrambi i modi: l’uno e l’altro si rinforzano a vicenda, e sono entrambi indispensabili per calcolare le quantità. Quando reciti le tabelline in sequenza puoi usare le dita per ‘sottolineare’ ciò che stai dicendo; quando reciti nella forma estesa, non serve usare le dita, perché il risultato non va calcolato, va detto subito. Sapere il risultato a memoria ti permette di risparmiare tanto tempo.

Le tabelline come puro fatto mnemonico possono essere insegnate anche in età prescolare: basta ripetergliele più e più volte, imparerà molto più in fretta di quando sarà più grande.
Le tabelline si possono studiare così:
  • Impara una tabellina alla volta, cominciando da quella del 2 (0 e 1 non dovrebbero dare problemi, sono facili da ricordare).
  • Leggi e ripeti più volte a voce alta. Prima è meglio leggere soltanto, più e più volte. Leggi sia la tabellina in sequenza sia quella per esteso.
  • Fai in modo di avere le tabelline sempre sott’occhio, facendo dei tabelloni o dei fogli da tenere sempre in vista. Ascolta delle canzoncine che ti aiutino a fissarle in memoria.
  • TI verrà più facile imparare le tabelline se tieni a mente questi trucchetti.
  • Quando ti sembra di essere pronto, puoi provare a ripetere a memoria, ma sempre con qualcuno che controlli che tu sia dicendo bene e che ti corregga se sbagli. Impara sia la tabellina in sequenza sia quella per esteso, per ogni numero dall’1 al 10.
  • Man mano che prosegui, devi ripassare spesso anche le tabelline che già hai imparato. Leggi e ripeti spesso a voce alta, sempre in presenza di qualcuno che ti possa correggere se sbagli.
  • Mettiti alla prova facendo esercizi per iscritto, anche online.
  • Fai esercizi di botta e risposta sulle tabelline, facendoti interrogare da familiari, compagni, maestri. Il tutto è più divertente se lo fai in forma di gioco. Puoi provare anche tu ad inventare nuovi giochi con le tabelline.

giovedì 29 agosto 2013

Imparare a Imparare

IMPARARE A IMPARARE


La “Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006” elenca, tra le competenze chiave per l’apprendimento permanente, l’”imparare a imparare”. Che cosa si intende con questa espressione?
 
La Raccomandazione definisce imparare a imparare come “l’abilità di perseverare nell’apprendimento, di organizzare il proprio apprendimento anche mediante una gestione efficace del tempo e delle informazioni, sia a livello individuale che in gruppo”. Si tratta dunque di un’abilità che consente alla persona di perseguire obiettivi di apprendimento auto-regolato, cioè basato su scelte e decisioni prese in modo consapevole ed autonomo, per apprendere, ma soprattutto per continuare ad apprendere, lungo tutto l’arco della vita e nella prospettiva di una conoscenza condivisa e di un apprendimento come processo socialmente connotato. Inoltre, come vedremo nei prossimi paragrafi, l’abilità di perseverare nell’apprendimento, lungi dal limitare il concetto ad una serie di capacità puramente tecniche e strumentali, apre la via alla considerazione dell’imparare a imparare come una competenza personale che si fonda anche su convinzioni e atteggiamenti adeguati.
 
Perché “imparare a imparare” è diventato indispensabile nei nuovi scenari formativi?
E’ ormai generalmente riconosciuto che l’acquisizione di conoscenze inerti, cioè statiche e non continuamente applicate nella gestione e soluzione di problemi, non è più funzionale a società ed economie in veloce trasformazione. La rapidità del cambiamento, e l’imprevedibilità delle direzioni in cui esso si orienta, richiedono profili formativi centrati sul dinamismo, sulla creatività e sulla flessibilità. Tutto ciò comporta una ridefinizione sia dei contenuti che dei modi dell’apprendimento: in altre parole, stanno cambiando sia il che cosa si è chiamati ad apprendere, sia il come si è chiamati a farlo. Da un lato, a conoscenze statiche si sono sostituite abilità di aggiornare, ristrutturare e ridefinire conoscenze in continua evoluzione. Dall’altro, da un apprendimento passivo, in cui le informazioni sono trasmesse in modo unidirezionale dall’insegnante, ci si sta muovendo verso modalità di apprendimento attive e intenzionali, in cui la conoscenza si costruisce nelle menti dei singoli e dei gruppi attraverso l’interazione continua tra il “già noto” e il “nuovo”. Si tratta di modalità collaborative, basate sul dialogo e la negoziazione continua dei significati; contestualizzate, perchè realizzano azioni e prodotti rilevanti nel mondo reale; e riflessive, cioè basate sulla continua valutazione critica sia dei prodotti che dei processi esperiti. E’ questo cambiamento di parametri che richiede e, nel contempo, consente, alla persona di sapere come si apprende.
  
In che senso “imparare a imparare” può essere considerato come una competenza?
La competenza è un concetto complesso, che rimanda, da una parte, all’interazione tra un sapere (le conoscenze), un saper fare (le abilità di applicazione delle conoscenze) e un saper essere (le convinzioni, gli atteggiamenti e le motivazioni sottostanti), e dall’altro lato, all’orchestrazione di questi fattori in un contesto determinato che richieda l’impostazione e/o la risoluzione di un problema. Imparare a imparare comporta in effetti sia l’acquisizione diconoscenze (su aree o domini (inter)disciplinari; sulle modalità stesse di imparare; e, non ultimo, su se stessi in quanto persone che imparano), sia lo sviluppo di abilità (cognitive, cioè di gestione ed elaborazione delle informazioni; metacognitive, cioè di pianificazione, monitoraggio ed autovalutazione dei propri risultati e degli stessi processi di apprendimento; e socioaffettive, cioè di gestione della sfera emotivo-relazionale), sia, infine, la maturazione di convinzioni, atteggiamenti e motivazioni adeguate, che facilitino e non ostacolino l’integrazione produttiva di conoscenze e abilità. Quest’ultimo aspetto, il “lato nascosto della competenza” non va sottovalutato perché costituisce il motore delle scelte e dei comportamenti personali, e la fonte ultima di quel “perseverare” con cui si apre la definizione data nella Raccomandazione europea.
  
Come si impara a imparare?
Se ci si concentra sull’”imparare a imparare” come competenza, si chiariscono anche gli ambiti in cui la persona ha bisogno di agire per acquisire la competenza stessa. Se prendiamo ad esempio la lettura come comprensione, potremmo dire che l’acquisizione di conoscenze sulle caratteristiche del linguaggio scritto e sul processo stesso della comprensione costituisce un sapere rilevante e utile per un “buon lettore”: ad esempio, è utile conoscere che esistono connettivi (o parole ed espressioni di collegamento), che segnalano, come indicatori di discorso e di percorso, le relazioni logiche (come tuttavia che segnala un contrasto, quindi una conseguenza, poi una sequenza temporale …) e lo sviluppo testuale (come in primo luogo … a titolo di esempio … per concludere …). Laconoscenza di questi meccanismi linguistici costituisce la base dell’abilità di saper utilizzare gli stessi nel vivo del processo di comprensione – la conoscenza si attiva dunque in strategie di gestione del testo. Ma l’utilizzo di strategie, a sua volta, richiede, da parte del lettore, delle convinzioni adeguate sulla lettura come processo attivo, in cui il lettore interagisce continuamente con il testo, e degli atteggiamenti altrettanto positivi: ad esempio, la disponibilità (che è cognitiva, ma nel contempo affettiva) ad assumersi la responsabilità di fare e verificare ipotesi, di correre rischi, di tollerare l’ambiguità insita nel “non capire tutto subito”.
 
Si può “insegnare a imparare”? Quale può essere il ruolo dell’insegnante?
Se imparare a imparare richiede a chi impara di agire contemporaneamente su più fronti, come abbiamo appena visto, si apre per l’insegnante uno scenario di intervento in parte assolutamente nuovo. A chi insegna viene richiesto, non solo di abbandonare il ruolo di trasmettitore unilaterale di conoscenze, ma di occupare una posizione complessa in un processo al cui centro sta in ogni momento chi impara. Si tratta di un cambiamento di prospettiva di non poco conto, soprattutto per il delicato equilibrio che è sotteso allo sviluppo dell’autonomia del discente: persona che deve essere guidata a delineare il proprio personale e unico profilo di apprendimento, diventando via via sempre più consapevole dei propri stili e strategie, delle proprie convinzioni, atteggiamenti e motivazioni, dei propri punti di forza e di criticità. Il processo di imparare a imparare è così condizionato dalla gamma di differenze individuali di cui è portatore ogni singola persona. Questo costituisce, per l’insegnante, un vincolo e, nel contempo, un’opportunità formativa importante: non si tratterà infatti di predisporre un itinerario di formazione rigido e uniforme, ma di accettare la sfida di essere facilitatore di percorsi individuali.
 

Quali approcci possono favorire l’”insegnare a imparare” in un curricolo formativo?
La sempre più evidente eterogeneità dei gruppi-classe sembra scontrarsi con l’esigenza di facilitare percorsi individuali di formazione al saper apprendere. Per il singolo insegnante, ma anche per i sistemi formativi nel loro complesso, diventa indispensabile progettare approcci che siano
·      integrati, nel senso di correlare in modo sistematico il lavoro sul saper apprendere ai contenuti e ai processi (inter) disciplinari, come obiettivo trasversale di un curricolo;
·      esperienziali, nel senso di procedere “per problemi e per progetti”, facendo però anche concettualizzare le nuove esperienze attraverso la pratica del pensiero critico;
·      infine espliciti, aiutino cioè le persone a far emergere, verbalizzare e socializzare le riflessioni sui prodotti ottenuti e sui processi messi in atto: l’itinerario di consapevolezza alla base dell’”imparare a imparare” si qualifica allora come percorso al contempo metacognitivo e socialmente condiviso.
di Luciano Mariani

mercoledì 28 agosto 2013

Inizio scuola

Inizio scuola e Registri online obbligatori 

Lo prevede il decreto Monti dello scorso anno. Considerando come è andata con pagelle e comunicazioni alle famiglie c'è più di un dubbio sulla realizzazione. I dirigenti scolastici: "Serve un altro anno di tempo. Non è tanto questione di attrezzature, quanto di formazione dei docenti"
Registro online obbligatorio da settembre, ma tantissime scuole ancora arrancano. Il decreto Monti dello scorso anno, "per la razionalizzazione della spesa pubblica", prevedeva per le scuole la rivoluzione della cosiddetta "dematerializzazione": iscrizioni da effettuare con modalità online; pagella in formato elettronico, disponibile per le famiglie sul web o tramite posta elettronica; registri online e invio delle comunicazioni agli alunni e alle famiglie in formato elettronico. Un provvedimento che sarebbe dovuto entrare in vigore già nel 2012/2013, ma che per le evidenti difficoltà di piena applicazione in ambito nazionale è stato trasformato in semplice periodo di "transizione" per l'anno appena trascorso. 

Da settembre con l'inizio della scuola, invece, la totalità delle scuole italiane dovrebbero essere attrezzate di tutto punto per realizzare la rivoluzione digitale. Ma la realtà scolastica nazionale evidenzia una certa distanza tra la legge scritta e la realtà. Per realizzare la novità del registro online, tutte le classi italiane - circa 365mila - dovrebbero avere un computer sulla cattedra per l'avvio dell'anno scolastico. L'insegnante, in questa maniera, potrebbe caricare voti e assenze direttamente al computer durante la lezione come ha fatto finora con i tradizionali registri cartacei: quello di classe e quello personale. Ma "le difficoltà ci sono", ammette Gregorio Iannaccone, presidente dell'Andis (l'Associazione nazionale dei dirigenti scolastici).

"Sarebbe opportuno dare un altro anno di tempo alle scuole - continua Iannaccone - per prorogare la sperimentazione. Dovremmo chiederlo tutti: sindacati e associazioni, in nome del buon senso". Per il presidente dell'Andis, tuttavia, non sarebbe una questione di tecnologie multimediali. "Non credo si tratti di una questione di attrezzature. Con i fondi europei soltanto chi non ha voluto attrezzarsi non l'ha fatto. Credo si tratti piuttosto di una questione di analfabetismo informatico degli insegnanti che andrebbero formati adeguatamente. Le scuole, anche se non hanno un computer per classe, sono attrezzate e i docenti dopo la lezione possono caricare i dati in sala dei professori o in altri luoghi".

La soluzione che si prospetta quindi per settembre è all'italiana: un computer itinerante per raccogliere le assenze in più classi e un aggravio di lavoro per i docenti che dovranno caricare i voti al computer in un secondo momento. Così, le scuole non compreranno più i registri cartacei e risparmieranno una voce di spesa. Ma i docenti dovranno "prendere appunti" in classe col rischio di dimenticare voti e altre annotazioni importanti. Il decreto Monti prevedeva anche un piano di "dematerializzazione" che al momento è rimasto sulla carta. E le scuole si sono dovute arrangiare come potevano. Il ministero "è consapevole delle difficoltà legate alla piena attuazione delle novità in questione e si sta lavorando in tutti i modi per superarle". 

L'unica novità con l'inizio della scuola è quella delle iscrizioni online. Per il resto - pagelle, registri e comunicazioni alle famiglie  -  la situazione è a macchia di leopardo lungo lo stivale: scuole super attrezzate e altre ancora "all'età della pietra". Lo scorso ottobre il ministero ha assicurato un finanziamento aggiuntivo per realizzare la rivoluzione digitale di 4.500 euro ad istituto. Un programma per la gestione dei registri online costa attorno a mille euro e con la rimanente parte è stato possibile comprare 6-7 computer. Basteranno per proiettare la nostra scuola nel futuro?

martedì 27 agosto 2013

Libri Scuola

Come ogni anno, a poche settimane dall’inizio delle lezioni, sugli scaffali delle cartolerie e dei supermercati arrivano degli articoli per la scuola sempre più cari. Il Codacons ha valutato un aumento di zaini e astucci del 3.5%, per il libri di scuola il costo sale del 5%.


Scuola, insieme al nuovo anno arriva il caro-libri (e non solo).
Anche quest’anno genitori e studenti dovranno fare i conti con il caro-libri e con l’aumento dei prezzi di tutti quegli articoli necessari per iniziare il nuovo anno scolastico. Mentre si avvicina settembre, e con esso l’inizio delle lezioni, sugli scaffali di cartolerie e supermercati sono ormai già comparsi zaini, quaderni, astucci e articoli vari per la scuola. Articoli che, denuncia il Codacons, costano (come gli stessi libri) sempre di più. L’associazione ha valutato un aumento del corredo scolastico intorno al 3.5% mentre per l’acquisto dei libri il costo sale del 5%. Il Codacons spiega che anche se l’aumento del 5% si riferisce non al prezzo di copertina del singolo libro di scuola ma all’aumento di spesa di una famiglia che comprende sia quelli obbligatori, sia quelli consigliati che i vocabolari, si tratta lo stesso di una variazione superiore a 3 volte quella prevista dal ministero. In aggiunta a ciò l’associazione segnala anche un altro problema, un “rischio stangata” atteso da settembre.


lunedì 26 agosto 2013

Educazione scuola






Le persone convinte della centralità della funzione educativa della scuola sono oggi la risorsa più importante. Tra queste ci sono i cristiani che hanno un’idea di “scuola per la persona” e di “scuola delle persone” fondata su alcune convinzioni, su cui credono di poter costruire alleanze educative con tutti.
L'essere umano come persona trascende ogni realtà naturale, ogni condizione socialmente o storicamente determinata e ogni visione dell'uomo e dell'educazione di stampo funzionalistico e individualistico. Viene qui assunto come prospettiva un umanesimo integrale, quale fine specifico dell'educazione, comprensivo di ogni sua dimensione, nell'ottica di una laicità rettamente intesa.
I genitori sono i primi educatori: sono educatori perché genitori. "Nell'orizzonte della comunità cristiana, la famiglia resta la prima e indispensabile comunità educante. Per i genitori, l'educazione è un dovere essenziale, perché connesso alla trasmissione della vita; originale e primario rispetto al compito educativo di altri soggetti; insostituibile e inalienabile, nel senso che non può essere delegato né surrogato" (C.E.I., Educare alla vita buona del Vangelo, cfr. 36). Per questi motivi, ancor prima che per dettato costituzionale e diritto internazionale, le famiglie devono godere di una piena libertà di scelta non solo tra scuole statali e scuole paritarie, ma anche all’interno della scuola stessa, cooperando più fattivamente alla definizione del progetto educativo. Una scuola, che non valorizza la presenza dei genitori e delle loro associazioni, tradisce la sua missione educativa.(diocesibig)


Poca Memoria



È sorprendente scoprire quanto sia eterogenea la funzionalità delle molecole presenti nel nostro corpo. Parlando di proteine, per esempio, numerosi studi hanno dimostrato che la stessa molecola proteica può svolgere ruoli anche molto differenti a seconda del tessuto o dell’organo in cui si trova. L’ultimo esempio viene da uno studio pubblicato su Cell in cui si parla di memoria. Un gruppo di ricerca coordinato da Mauro Costa-Mattioli del Baylor College of Medicine, in Usa, ha trovato il modo di potenziare l’apprendimento e, quindi, i processi mnemonici, agendo niente di meno che su una proteina normalmente coinvolta nella risposta immunitaria. Per ora lo studio è stato condotto solo sui topi, ma già si pensa a possibili, future applicazioni umane a scopo terapeutico.

La PKR (Protein kinase-R) è una proteina coinvolta nella risposta immunitaria del nostro organismo. Quando un virus infetta le cellule, la PKR blocca la sintesi delle proteine inibendo il processo di replicazione virale. In effetti, il numero e l’attività di questa proteina aumentano sensibilmente durante un’infezione. Ma Costa-Mattioli e la sua équipe di ricerca si sono accorti che la funzionalità di PKR era alterata anche nei pazienti affetti da disturbi cognitivi. Ecco perché hanno deciso di andare più a fondo indagando sul ruolo che questa proteina svolge nel cervello dei mammiferi.

“Per quanto ne sapevamo, la PKR era solo una molecola coinvolta nella risposta alle infezioni virali – ha spiegato Costa-Mattioli – la sua funzione nel cervello era totalmente sconosciuta”. Ecco perché i ricercatori sono rimasti molto sorpresi nello scoprire che la proteina ha un ruolo di primo piano nel potenziamento della memoria. “Inibendo geneticamente la sintesi di PKR nei topi – ha spiegato il ricercatore – siamo riusciti ad aumentare l’eccitabilità dei neuroni e migliorare i processi di apprendimento e consolidamento della memoria in numerosi test comportamentali”. In altre parole, i ricercatori hanno silenziato il gene responsabile della sintesi della proteina e testato i topi geneticamente modificati in compiti di poca memoria.



Tra questi, un test in cui i topi dovevano utilizzare indizi di natura visiva per scovare una piattaforma nascosta in una piscina circolare. Ebbene, i soggetti normali hanno avuto bisogno di ripetere il test molte volte e per molti giorni prima di memorizzare la posizione della piattaforma nascosta, mentre i topi senza PKR hanno imparato a risolvere il compito dopo solamente una sessione di test. Cercando le spiegazioni molecolari di questo processo, i ricercatori hanno scoperto che l’inibizione della PKR causa un incremento di attività degli interferoni di classe gamma, un altro tipo di molecole coinvolte nella risposta immunitaria.

“Questi risultati sono totalmente inaspettati – confessa Costa-Mattioli – perché dimostrano che due molecole normalmente coinvolte nella risposta alle infezioni virali giocano anche un ruolo determinante in quei processi cerebrali che conducono alla formazione della memoria a lungo termine nel cervello adulto”.

I ricercatori hanno poi scoperto che, senza ricorrere al silenziamento dei geni, lo stesso risultato si può raggiungere utilizzando una molecola che blocca l’attività della PKR. Si fa presto, quindi, a pensare a una pillola della memoria.

A dire il vero, di questo tipo di farmaci si è già parlato in passato, senza però di fatto arrivare a nulla. Ma è indubbio che potrebbero essere molto utili nel trattamento di patologie come l’ Alzheimer, che nel mondo affligge circa 35 milioni di persone. Certo, parlare di una pillola della memoria è ancora prematuro: bisogna ancora confermare sugli umani i risultati ottenuti nei topi e, nel caso, dimostrare che l’inibizione della PKR non provochi alcun effetto collaterale dannoso. “Certamente bisognerà condurre altre ricerche per trasformare questi risultati in applicazioni terapeutiche – ammette Costa-Mattioli – ma saremmo molto contenti se il nostro studio aiutasse a raggiungere l’obiettivo. Ciò che ci rende unici sono i ricordi, e questa proteina potrebbe aiutare a mantenerli e a formarne di nuovi”.

giovedì 22 agosto 2013

Aumentare la memoria

La tecnica dei loci come aumentare la memoria

Ideata più di 2.000 anni fa dal grande oratore romano Marco Tullio Cicerone (si… quello delle versioni di latino!), la tecnica dei loci o tecnica delle stanze è una mnemotecnica associativa estremamente utile per memorizzare lunghi discorsi da tenere in pubblico o i passaggi complicati di una dimostrazione.
La tecnica come aumentare la memoria, il cui nome deriva dal termine latino locus, loci, ovvero luogo,  si basa sulla capacità innata della nostra mente di associare diverse idee o immagini tra di loro: nello specifico, la tecnica dei loci ci aiuta ad associare le cose che vogliamo ricordare ad immagini di luoghi per noi familiari.
La prossima volta che devi studiare e memorizzare un lungo capitolo del tuo libro di testo, prova a fare un elenco delle parole e dei concetti chiave che vuoi ricordare; associa ogni concetto ad una stanza di casa tua o di un edificio che conosci bene (magari le aule dell’Università). Crea associazioni fantasiose ed insolite: potresti ad esempio sfruttare il nome di un mobile o di un quadro presente nella stanza.
Quando devi ripassare il capitolo appena studiato o sei davanti al professore, immagina di ripercorrere le diverse stanze nell’ordine desiderato e riporta alla mente i concetti chiave che hai associato ad ogni luogo: non perderai più il filo del discorso o un passaggio della dimostrazione.