lunedì 30 settembre 2013

Come Studiare Bene

La memoria, nel processo di apprendimento, gioca un ruolo decisivo a tutte le età. Non fa eccezione l’infanzia: il bambino che frequenta le scuole elementari deve cominciare a usare la memoria come risorsa, e in questo le tecniche di Memosystem possono rappresentare un valido aiuto.

La memoria, però, non è l’unico “muscolo” a dover essere sollecitato in questa fase.
L’educatore lo sa bene: per spingere il piccolo studente a studiare bene è necessario introdurre elementi quali il gioco e il divertimento. Ogni bambino è reticente alla disciplina, specie se piccolo e va dunque motivato. Come? Ecco qualche consiglio :
Stimolare la curiosità. Il bambino è in genere curioso. L’obiettivo è di incanalare tale curiosità nell’oggetto di studio. Farlo è relativamente semplice: basta individuare un risvolto pratico in quello che il bambino studia e inserire le nozioni che ha imparato in situazioni reali. Un esempio? Coinvolgere il bambino nelle piccole operazioni di calcolo quotidiane, come il controllo del resto della spesa (se si tratta di matematica, ovviamente).
Lodare molto e giudicare poco. I bambini sono molto sensibili al giudizio. E’ una fase della vita in cui si è molto permalosi e si rimane male con poco. Giudizi drastici rischiano di fare perdere al bambino la fiducia in se stesso. E’ necessario dunque, approcciarsi al piccolo che ha appena fatto un errore girandoci un po’ attorno, chiedendo innanzitutto “cosa hai fatto bene?” e poi  “in che cosa hai sbagliato?”. Bisogna insistere con le lodi: al bambino danno un piacere immenso (non solo a lui) e lo motivano.
Non prendere il posto dell’insegnante. Si rischia di stressare il bambino, perché la presenza dell’insegnante è già di per sé una fonte di stress. Si può, però, affiancare il piccolo nel processo di apprendimento e di studio. Ovviamente non bisogna usare frasi da docente del tipo “fammi un riassunto”; piuttosto vanno create occasioni per discutere dell’oggetto di studio, in modo da stimolare una tranquilla e addirittura divertente, attività di ripasso. Il ripasso è importante, poiché la memoria non è ancora sviluppata pienamente nella mente del bambino (ma può essere comunque stimolata con le tecniche di Memosystem).
Attenzione ai compiti a casa. Se il bambino vi chiede aiuto, concedeteglielo. Non fare però l’errore di fare i compiti al posto suo: ostacolereste il lavoro del docente e non aiutereste per nulla il bambino.

venerdì 27 settembre 2013

Studiare Velocemente

Studio e apprendimento veloce:Studiare Velocemente

Esami in vista? Hai poco tempo per studiare e non sai come fare? Segui questi piccoli consigli e tutto sarà più semplice!

Stop and go
Per guadagnare tempo purtroppo dovrete dire addio ad amici, partner, computer e passeggiate varie, ma concedervi spesso delle piccole pause: permettono al cervello di restare lucido, 10 minuti di pausa per 50 di studio. 
Caffè e bevande energetiche
Gli studenti in tempi di "crisi" bevono caffè e bevande energetiche per facilitare la concentrazione e tenersi svegli più a lungo. In realtà, succede spesso che nei periodi di studio intenso molti universitari ne abusino prendendone molto.Quindi, fate attenzione a non esagerare!
Organizzarsi
In situazioni d'emergenza, l'organizzazione è davvero fondamentale. Dividetevi il carico di studio giorno per giorno e imponetevi di concluderlo senza distrazioni in corso. Utilissime per memorizzare diversi concetti in breve tempo sono le mappe concettuali per focalizzare i concetti chiave. Un altro consiglio è studiare sui propri appunti: vi aiuteranno a memorizzare con più facilità.

Informarsi
Fatevi furbi e mettevi in contatto con gli studenti che hanno già sostenuto l'esame che voi state preparando. Chiedetegli quali sono le domande che i prof fanno più frequentemente: vi aiuterà a capire cosa vogliono sentirsi dire in sede d'esame.
Confronto finale
Altra cosa utilissima è confrontarsi con amici, compagni e conoscenti, ma organizzati in maniera intelligente. Qualche giorno prima dedicate qualche ora del vostro tempo per ripetere con qualcuno, aiuterà a risolvere alcuni dubbi o avere informazioni in più.

giovedì 26 settembre 2013

Studiare e lavorare

È ben noto che, una delle cose più difficili da attuare è il binomio tra studio e lavoro. Frequentare l’università e mantenersi agli studi, spesso, diventa un’impresa quasi impossibile. Ad ogni modo, seguendo alcune piccole direttive, questo, diventa molto più semplice.

La prima regola, senza ombra di dubbio, è mettere ordine. Anche i più incalliti amanti del caos dovranno creare una valida agenda in grado di coordinare nel migliore dei modi tutti i molteplici impegni.
Il secondo passaggio, sicuramente non di rilevanza inferiore, afferma che le 24 ore giornaliere richiedono la seguente divisione:
30% riposo; 20% lavoro; 20% studio; 30% svago.
Questo è il mix fondamentale che non deve essere mai dimenticato. Creando questo equilibrio, nella propria giornata tutti i tasselli del puzzle finiscono sempre al posto giusto.
Ovviamente stiamo parlando sempre di lavori compensativi, nulla di veramente complesso da svolgere in concomitanza con altri impegni.
Questo è possibile perché, appunto, l’impegno nello studio rappresenta la totalità dello sforzo cognitivo. Sovraccaricare ulteriormente il tutto svolgendo un lavoro complesso renderebbe impossibile la realizzazione di entrambi.
Fondamentale, poi, è anche la porzione di tempo da dedicare allo svago. Liberare la mente aiuta a mantenere la leggerezza e a non rendere la propria giornata un’autentica prigionia.

martedì 24 settembre 2013

Metodi Per Studiare

ALCUNI SEMPLICI METODI PER STUDIARE MEGLIO 


1- OBIETTIVI 

Per risparmiare tempo devi sapere cosa vuoi ottenere dalla sessione di studio (porti un obiettivo) ad esempio:
  • fare solo una prima lettura del capitolo
  • trovare delle parole chiave in un testo
  • comprendere un certo concetto

e datti un tempo altrimenti inizierai a divagare per renderti poi conto che non hai più tempo e ridurti a fare tutto all’ultimo momento. 

2- CONCENTRAZIONE 

Se il tuo problema è quello di non riuscire a concentrarti su di un testo prova , prima di iniziare a leggere, a farti delle domande 5w (who, what, where, when, why) ovvero chi, cosa, dove, quando, perché. 

Fai un esperimento; prendi il testo e leggendo il titolo del capitolo/paragrafo 

es: Titolo: La rivoluzione industriale in Inghilterra prima di leggere chiediti (who, what, where, when, why): 

Chi sono i protagonisti della rivoluzione industriale in Inghilterra? 
Dove hanno luogo gli eventi che vado a leggere? 
Quando/in che anni succede? 
Cosa succede in seguito? 
Perché avviene? 

3- FERMATI 

Non serve studiare 2 o 3 ore di seguito perchè la curva dell'attenzione va da 20 a 40 minuti ( curva dell’apprendimento di Hebbinghaus ) e poi decresce, così ti ritrovi a rileggere le ultime pagine che hai studiato perchè la tua attenzione è calata e non ti ricordi nulla nonostante tu le abbia già lette. 

Quando studi fai pause di 1/10 o 1/8 rispetto al tempo di studio (es. se studi 40 min fermati per 5/6 min e poi puoi ricominciare) con questo accorgimento di solito comprimi il tempo di studio del 60% circa.

domenica 22 settembre 2013

Metodo Di Studio


Ci sono studenti che ottengono scarsi risultati pur passando molte ore sui libri, mentre altri riescono ad essere preparati in poco tempo.
La differenza di risultato dipende solo dal metodo di studio e non dal tempo speso sui libri.
Prova a migliorare il tuo metodo di studi seguendo le indicazioni che trovi di seguito:
- Fai una programmazione efficace. Formula un piano settimanale in cui, quotidianamente, siano presenti momenti dedicati allo studio ed altri riservati allo svago. Il lavoro di pianificazione, infatti, serve a ridurre il tempo di studio aumentandone l’efficacia, avrai così del tempo libero per svolgere le altre attività che ti interessano. Non è necessario prevedere molte ore di studio. Sono invece importanti la concentrazione, adeguate pause, buoni ripassi.
- Fai una revisione di ciò che è stato svolto in classe al mattino. Infatti se non si rimettono in ordine gli appunti o gli esercizi, presto dimenticheremo molto di quanto abbiamo fatto.
- Puoi passare così, alla fase di studio vero e proprio o di esecuzione di compiti.

In questa fase è importante ricordare che gli esercizi vanno svolti dopo aver studiato la parte teorica. Ad esempio in matematica, gli esercizi saranno una verifica della comprensione dei concetti studiati nella teoria. Fare un esercizio senza aver compreso la parte teorica è il miglior modo non per riuscirci e scoraggiarsi.
- La fase seguente è quella del ripasso. È utile farlo dopo aver letto la materia di studio, i ripassi sono molto importanti permettono di inserire le conoscenze nella memoria a lungo termine.
- Cerca il tuo modo di rielaborare e memorizzare ciò che hai letto. Puoi prendere appunti, fare schemi, ripetere ad alta voce. Se l’argomento da studiare ha suscitato in te qualche interesse, cerca subito di approfondirne i contenuti.
Due sono le abilità psicologiche attivate mentre studiamo:
- Prestazione cognitiva: che di riferisce alla comprensione e memorizzazione dei contenuti di un testo
- Metacognitiva: consapevolezza delle strategie di studio e controllo esecutivo

venerdì 20 settembre 2013

L'Apprendimento Collaborativo

Parlare di apprendimento significa innanzitutto parlare di cambiamento: cambiamento delle conoscenze (che possono aumentare, essere ristrutturate e/o modificate), dei modi di apprendere, dei comportamenti.
Tale cambiamento avviene attraverso un processo che può coinvolgere i discenti sia singolarmente (es. lezione frontale) che in gruppo.
Numerose sono inoltre le modalità di apprendimento che possono essere proposte ai gruppi in formazione, scegliendole in base alle caratteristiche dei discenti e/o dei contenuti, agli obiettivi del percorso, etc.

Nello specifico, i tavoli interattivi di Practix supportano la formazione in piccolo gruppo offrendo un setting favorevole al cosiddetto“apprendimento collaborativo”, declinabile a seconda degli obiettivi del cliente attraverso i vari modelli e le varie sfumature di tale modalità formativa.


Nell’apprendimento collaborativo un gruppo di discenti collabora per raggiungere un obiettivo comune e condiviso, attraverso un processo di approfondimento e di riflessione critica sui contenuti proposti dal formatore (o da chi conduce l’evento formativo).

La modalità dell’apprendimento collaborativo si può descrivere attraverso alcune caratteristiche generali:
  • Risorse comuni: i materiali, la documentazione, gli eventuali strumenti che possono/devono essere utilizzati sono divisi tra i discenti in modo da favorire la partecipazione di tutti e la presa di responsabilità di ciascuno rispetto alla propria parte di attività;
  • Obiettivi dell’intero processo devono essere chiari e condivisi, strutturati in modo da rendere necessaria l’interdipendenza tra i discenti per il loro raggiungimento;
  • L’intero processo di apprendimento richiede l’esercizio di abilità sociali quali la capacità di contrattazione, la coordinazione di competenze e attitudini differenti, la gestione della leadership, etc.;
  • La valutazione delle varie fasi ha carattere sia collettivo che individuale e si focalizza sui contenuti, sul metodo e sulle relazioni (collaborazione, clima, pattern comunicativi).

mercoledì 18 settembre 2013

L'apprendimento Permanente

Dopo diversi tentativi attuati negli anni scorsi per giungere ad una legge sull'apprendimento permanente, ed in linea con le indicazioni europee per le quali l'apprendimento permanente deve diventare una realtà per tutti per realizzare e valorizzare tutte le proprie potenzialità attraverso il miglioramento dei sistemi di istruzione e formazione, la legge 92/2012, all'art. 4 commi 51 e 55, ha previsto di determinare le politiche nazionali in materia di apprendimento permanente attraverso un'intesa in Conferenza Unificata. Tale Intesa è stata siglata il 20 dicembre 2012 ed è stata frutto di una intensa collaborazione interistituzionale volta a tenere insieme in un quadro coerente una serie di attività che, seppur relative ad argomenti specifici, sono comunque fortemente collegate alla materia apprendimento permanente (ad es. la certificazione delle competenze, l'orientamento, ecc...).


Al centro del sistema di apprendimento permanente è posta la persona, cui va riconosciuto il diritto alla fruizione di opportunità di apprendimento accessibili ed efficaci, lungo tutto l'arco della vita, nonché il diritto di avvalersi di adeguati supporti per il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze acquisite in ogni contesto formale, informale e non formale, ai fini di una migliore realizzazione personale e professionale e di una maggiore occupabilità.
Il provvedimento inserisce anche una serie di indicazioni per sostenere la realizzazione e lo sviluppo delle reti territoriali per l'apprendimento permanente.
L'intesa, infine, istituisce uno specifico Tavolo interistituzionale con funzione di raccordo e monitoraggio degli interventi previsti e che si articola in gruppi tecnici di lavoro, in rapporto alle diverse materie ricondotte all'alveo dell'apprendimento permanente, con particolare riferimento agli ambiti dell'istruzione, della formazione professionale e del lavoro.

lunedì 16 settembre 2013

Apprendimento Lettura

Dovrebbe essere l'abilità appresa durante il ciclo di scuola primaria, quella di leggere, scrivere e far di conto.
Queste sono chiaramente abilità fondamentali, perciò le attese dei genitori e dei bambini stessi sono molto grandi e spesso non esenti da preoccupazioni.
La disputa sui metodi migliori per imparare a leggere e scrivere è da sempre grandissima e , naturalmente, anche qua gli studi sembrano contraddirsi l'un con l'altro: proprio gli ultimi studi confermano che il METODO GLOBALE (partire da una frase completa per arrivare alle sillabe e poi alle lettere), così in voga negli ultimi anni e utilizzato ancora oggi in molte scuole, è in realtà il meno efficace e presenta maggiori rischi rispetto a quello ANALITICO (quello che abbiamo usato noi adulti per imparare a leggere e scrivere, analizzando uno per uno i segni grafici - le lettere)
Il motivo sarebbe da ricercarsi nel fatto che il primo (metodo globale) parte da intere parole e intere frasi prima di riuscire ad arrivare al singolo suono, mentre il secondo, partendo dalle singole lettere permette di far corrispondere in modo puntuale il suono col segno scritto, attivando in modo congruente le aree del cervello coinvolte nell'apprendimento di lettura e scrittura.

Occorre comunque sottolineare che l'apprendimento della lettura è una capacità che i bambini possiedono fin dalla primissima infanzia  (le ricerche di Glenn Doman vanno in questo senso) anche se questo non significa che occorra per forza stimolarli per raggungere questi risultati: che il bambino fin da piccolo possa riconoscere la foto di Topolino o la foto di Mozart o la lettera F o il numero 8 è un dato di fatto, il bambino non è certo un genio per questo perché tutti i bambini ne sono capaci.
Il fatto che, però, sforziamo la loro capacità di "ricordare", che è ancora agli albori, dovrebbe almeno portare dei benefici esagerati, cosa che in genere non è: non esiste una correlazione tra apprendimento precoce alla lettura e miglioramento delle performance scolastiche, se non il fatto che un genitore che ha a cuore la stimolazione intellettuale di suo figlio, sarà un genitore che lo seguirà molto anche durante il percorso scolastico.
La capacità di scrittura, invece, necessita che il bambino abbia un apparato locomotore fine pronto per questo e non è certo il caso di bambini sotto i 6-7- anni.
Dunque, assodati questi aspetti, cosa si può consigliare a un insegnante che debba cominciare con la prima classe elementare o a un genitore che voglia essere di supporto all'appredimento di queste abilità?
La cosa certa, al di là dei metodi utilizzati, è che l'ambiente, il clima emotivo che il bambino respira è di fondamentale importanza per sostenere le sue capacità: sapere di avere la fiducia totale dei genitori e degli insegnanti non è cosa da poco. Sappiamo che le emozioni positive favoriscono l'apprendimento, mentre l'ansia annulla le capacità anche in un bambino normalmente dotato.
Perciò importante sarebbe:
- non mettere fretta, ogni bambino ha i suoi tempi.
- evitare il confronto con gli altri, la competizione genera ansia e crea difficoltà d'apprendimento (inoltre non è assolutamente vero che imparare prima alle elementari sia garanzia di successo scolastico negli anni a venire)
- giocare con filastrocche, parole, indovinelli, scioglilingua: aiutano a diventare consapevoli dei diversi suoni e soprattutto divertono molto i bambini in età scolare perciò favoriscono l'apprendimento.
- come sempre l'esempio: avere dei genitori che leggono è il miglior modo per incuriosire e stimolare i bambini a fare lo stesso.
Parlando di EMOZIONI, gli studi di Feuerstein ci dimostrano come l'apprendimento sia sempre accompagnato dall'emozione. I bambini ricordano e il cervello imprime e memorizza ciò che li ha colpiti.
Partire dunque da storie, fiabe, filastrocche per insegnare a leggere e a riconoscere i segni grafici e potersi esprimere artisticamente nell'apprendimento della scrittura sono elementi fondamentali per un buon apprendimento.

sabato 14 settembre 2013

L' Apprendimento e La Memoria

Questa volta vi voglio proporre un percorso di riflessione circa una fondamentale prerogativa del nostro cervello: la memoria.
Come si può definire la memoria? Come funziona? Come tenerla in esercizio e migliorarla?
Queste sono sicuramente domande che ognuno di noi si è posto qualche volta, perlomeno nei momenti in cui si è trovato ad affrontare lo studio di qualcosa (sia che si trattasse delle “tabelline” in seconda elementare, oppure degli ansiosi e rapidi ripassi prima di un esame di maturità o dei quiz per la patente di guida).

Qualcuno ha detto che “noi siamo ciò che ricordiamo“. In effetti è vero: la nostra memoria sta alla base di ciò che conosciamo, ci permette di tenere vivi i legami con la nostra storia personale, con le esperienze già vissute e ci propone, di conseguenza, strategie per affrontare quelle nuove. La memoria ha un profondo legame con la nostra autocoscienza e ci permette di identificarci rispetto al mondo e rispetto agli altri.
In riferimento alla scuola, la memoria gioca, evidentemente, un ruolo fondamentale nell’apprendimento di un metodo di studio. A ben riflettere, possiamo sintetizzare il concetto in questa equazione:
STUDIARE = CAPIRE + RICORDARE
Capire non basta…se poi dimentico! Sarebbe come se non sapessi nulla e dovessi, ogni volta, ricominciare a capire e rifare tutto il percorso daccapo.

E nemmeno basta ricordare senza capire. Sarebbe, in questo caso, un apprendimento mnemonico (…a pappagallo!).

giovedì 12 settembre 2013

Tecniche Di Apprendimento


Studiare contiene in sé azioni di diverso tipo che vengono “personalizzate” dalla persona che le esegue.
Lo studente medio sa che per apprendere al meglio è necessario un buon metodo di studio, ma spesso non sa come elaborare il suo.
Senza metodo e senza motivazione si rischia che lo studio diventi sinonimo di noia e disordine, rischiando, inoltre, di imparare inutilmente a memoria un testo senza riuscire poi a fare collegamenti ragionevoli.

Ma su cosa si basa questo tanto rinomato metodo di studio?
Interesse, costanza e metodicità sono le tre caratteristiche principali per iniziare a studiare correttamente.
Innanzitutto bisogna dedicare tempo ed energia a ciò che si deve studiare: ci si devono porre continuamente domande al riguardo e leggere con cura ogni singolo paragrafo di un testo. Il secondo step, invece, è da dedicare alla sintetizzazione dei contenuti e alla rielaborazione per verificarne il proprio apprendimento.
Un metodo di studio efficace inizia sempre da uno schema, una “tabella di marcia” che deve tener conto del proprio ritmo veglia-riposo: utile per fissare gli orari migliori nella giornata durante i quali il livello di concentrazione è più alto.


Nello studio, come in molte altre cose, la qualità è più importante della quantità, ma bisogna fare attenzione ad alcuni particolari. Ovviamente la difficoltà e il numero di pagine di un testo possono giocare scherzi non indifferenti se non si ha ancora del tutto sviluppato la padronanza di strategie metodologiche. E’ molto importante, dunque, valorizzare ciò che si studia senza tralasciare qua e là passi che si ritengono “meno importanti”; fare schemi e mappe concettuali può essere di grande aiuto per apprendere contenuti complessi, così come diventa indispensabile tradurre concetti astratti in immagini concrete.
Per iniziare la comprensione di un testo si dovrebbero: riattivare le proprie preconoscenze, individuare il ritmo di apprendimento e variare i contenuti da studiare tenendo conto del tempo d’apprendimento, rielaborazione, memorizzazione e recupero. E’ inoltre risaputo che ripetere a voce alta le parole chiave è di grande aiuto per metabolizzare i concetti ed attribuirgli la giusta importanza.
Inoltre può rivelarsi davvero utile tenere un diario che permetta di monitorare il proprio lavoro e, così, giorno per giorno rinfrescarsi la memoria su ciò che si è precedentemente studiato.
Un metodo di studio valido non può fare a meno di una “stabile” organizzazione che necessita dell’identificazione dei prerequisiti, la scelta degli obiettivi e una verifica dei risultati. Un programma di studio fatto bene non può fare a meno di questi tre punti ma non può nemmeno tralasciare la motivazione.
Quest’ultima è infatti l’ingrediente segreto e indispensabile per comprendere e imparare: se mancano motivazione e curiosità si può leggere e tracciare mappe cognitive, ma difficilmente si ricorderà quanto appreso.

mercoledì 11 settembre 2013

Motivazione all'Apprendimento

L’apprendimento è un processo che non è più legato solo al periodo giovanile, ma può protrarsi durante tutto l’arco di vita. Comprendere come sostenere la motivazione all’apprendimento è quindi importante sebbene difficile in quanto occorre considerare diversi fattori: come agisce, da dove nasce e da chi dipende. Vediamolo insieme

Per molti psicologi il ruolo della motivazione nell’apprendimento è centrale sia nell’età dello sviluppo, sia nel caso di formazione degli adulti. La motivazione è la molla che spinge il comportamento, ciò che guida la scelta delle sfide da affrontare e il modo in cui raggiungere l’obiettivo prefissato. Avere una buona motivazione di partenza è quindi fondamentale in un compito difficile come quello di apprendere nozioni, abilità e compiti nuovi. Sostenere la motivazione è tutt’altro che semplice soprattutto se non chiaro a quale livello intervenire.



I tre filoni di ricerca su motivazione a apprendimento

La ricerca sulla motivazione risente necessariamente della scuola e dell’approccio cui si fa riferimento. Semplificando, possiamo distinguere tre filoni di ricerca. Il primo è di matrice cognitivista: l’attenzione è volta al processo con cui si valuta l’apprendimento. Il soggetto sarebbe in grado di porsi obiettivi, di scegliere dei metodi di studio e di valutare i vari modi con cui raggiunge il proprio scopo. La motivazione sarebbe alla base dell’attrazione del soggetto verso il proprio obiettivo. Il secondo filone si basa sull’assunto che la motivazione nell’apprendimento ha un ruolo energetico ed energizzante. Si tratta della classica visione di motivazione di stampo comportamentista che ha portato poi a sottolineare il coinvolgimento affettivo che si prova durante il processo di apprendimento. L’ultimo filone, quello più recente, è quello che si concentra sui sistemi di autoregolazione che guidano l’apprendimento e che sarebbero frutto di un incontro tra strategie metacognitive e motivazionali.

Motivazione e apprendimento: intrinseca o estrinseca?

Un’altra questione da tenere conto quando si vuole sostenere la motivazione all’apprendimento è la fonte di tale spinta. La motivazione è intrinseca quando l’attività che stiamo svolgendo è di per sé gratificante per una qualche ragione personale. Viceversa si parla di motivazione estrinseca quando il raggiungimento del nostro obiettivo prevede una forma di ricompensa che è poi la reale fonte di interesse. Spesso si afferma in modo univoco che l’unica motivazione valida sia quella intrinseca, ma forse vale la pena approfondire un po’ più il discorso. Presumere che tutti i discenti siano mossi dalla sete del sapere è decisamente ottimistico, è inoltre fondamentale ricordare che nel tempo la motivazione cambia. L’intensità, ma anche la fonte dell’impegno possono cambiare. Soprattutto nei più giovani sarebbe opportuno utilizzare la ‘forza’ della motivazione estrinseca cercando di cogliere quei segnali che testimoniano un più genuino interesse verso l’apprendimento.

La responsabilità della motivazione dell’allievo nell’apprendimento

Parlando di scuola, la tendenza è quella di spiegare la demotivazione con cause che si rifanno all’allievo e alla sua famiglia. Sebbene ci saranno sempre molti casi di questo tipo non costituiscono certo l’unica possibilità. Spesso è opportuno che l’insegnante si ponga delle domande circa il proprio ruolo e il modo in cui propone gli argomenti. Ciò non vuole essere l’ennesimo aiuto che porta alla deresponsabilizzazione del’allievo (soprattutto in caso di cattivo rendimento), ma del tentativo di comprendere in modo globale come la motivazione agisca sull’apprendimento attraverso tante strade.
Fonte immegine: shonk

mercoledì 4 settembre 2013

Processo Di Apprendimento

Il processo di apprendimento 
«Non smettiamo di giocare perché diventiamo vecchi, diventiamo vecchi perché smettiamo di giocare». Anonimo
Per progettare con successo un intervento formativo occorre conoscere e tenere ben presenti alcuni elementi del processo di apprendimento negli adulti.
L’apprendimento è un processo di ristrutturazione degli schemi individuali e/o collettivi che determina una modifica del comportamento.
Esistono diversi livelli di apprendimento:


  • sapere (conoscenze): acquisizione di conoscenze ed informazioni (organizzative, specialistiche, socio-culturali, scientifiche, tecnologiche, ecc.);
  • saper fare (competenze): il sapere operativo relativo al ruolo professionale;
    o saper far fare: il saper gestire e motivare gli altri nella maniera più opportuna;
  • saper essere (atteggiamenti): l’apprendimento e la messa in atto dei comportamenti organizzativi efficaci.
Un adulto apprende con modalità differenti rispetto ad un bambino. I concetti chiave dell’apprendimento degli adulti che occorre tenere in considerazione in un processo di formazione sono:
  • gli adulti sono motivati ad apprendere se avvertono dei bisogni e degli interessi da colmare. La formazione deve rendere consapevoli e far scoprire e toccare con mano nuove aree di miglioramento prima non percepite;
  • gli adulti sono orientati verso un apprendimento basato sulla vita reale. L’esperienza diretta costituisce la risorsa più importante per l’apprendimento negli adulti. La formazione deve essere un’esperienza pratica e concreta che faccia sperimentare e sia basata sull’azione e il fare (non solo ascoltare un relatore che parla);
  • gli adulti hanno l’esigenza di gestirsi autonomamente. L’atteggiamento del formatore deve essere centrato su un livello di uguaglianza con i partecipanti (“Condividiamo le nostre esperienze”) e non di prevaricante superiorità (“Sono meglio di voi / Dovete fare quello che vi dico io”). I partecipanti devono essere motivati e coinvolti dal trainer per partecipare attivamente nel costruire un corso di formazione efficace. Devono essere i partecipanti i protagonisti dell’apprendimento, il formatore li deve supportare e motivare nel farlo;
  • le differenze individuali nell’apprendimento aumentano con l’aumentare dell’età. La formazione degli adulti deve offrire una varietà di stili, stimoli, tempi, luoghi e velocità di apprendimento per consentire ad ogni persona di trovare il giusto canale preferenziale di apprendimento.
Alcuni studi sul processo di apprendimento hanno dimostrato che:
  • Il cervello si “disconnette automaticamente” dopo soli 10-15 minuti se non gli viene dato qualcosa per stimolarlo  la formazione deve offrire una continua varietà di stimoli per mantere sempre connessi ed attenti i partecipanti al corso. Occorre evitare al massimo una metodologia monodirezionale con alto rischio “effetto soporifero”. Nell’arco di un’ora di corso occorre alternare stimoli e strumenti differenti: una breve presentazione, un gioco, un esercizio, un ice breaker, un caso di studio, un test, un filmato, ecc.
  • Se il messaggio è dato 1 sola volta, il cervello ricorda il 10%, quando è dato sei 6 volte, la memoria sale al 90%. Il formatore di successo avendo ben chiari la priorità dei messaggi da trasmettere deve lavorarci sopra e ritornarci più volte durante una sessione formativa: una volta li comunica, un’altra li fa scoprire ai partecipanti durante un’esercitazione, un’altra volta li riepiloga insieme ai partecipanti, un’altra ancora li fa leggere nei materiali didattici di supporto, ecc.
La curva della memoria. In un solo giorno un individuo medio dimentica i due terzi pieni di ciò che ha appreso. Più tempo passa, più in basso cade la linea nella sezione delle cose dimenticate. Un messaggio che non viene ricordato è inutile. É valido solo se il destinatario non lo dimentica. Il vostro obiettivo: aumentare ciò che il pubblico ricorda ed applica. Privilegiare i percorsi formativi rispetto ai corsi di formazione in modo da ritornare periodicamente sulle principali tematiche e mantenere sempre alto il ricordo e soprattutto l’applicazione pratica di quanto appreso.

martedì 3 settembre 2013

Obbiettivi di Apprendimento

Gli obiettivi specifici di apprendimento si desumono dalle Indicazioni, o
programmi, Nazionali per le attività didattico – educative della Scuola dell’Infanzia, della
Scuola Primaria e della Scuola Secondaria di 1° grado.
Indicano le conoscenze (il sapere) e le abilità (il saper fare) che, ordinate per
disciplina e per “Educazione alla Convivenza civile” e intese come livelli essenziali di
prestazione (nel senso di standard di prestazione del servizio), tutte le scuole della
Nazione sono invitate ad organizzare in attività educative e didattiche volte alla concreta
e circostanziata promozione delle competenze degli allievi a partire dalle loro capacità.
Hanno, perciò, carattere di inderogabilità. 


Assieme agli obiettivi generali del processo educativo, indicano ai docenti, ai
genitori e agli stessi alunni i risultati attesi di apprendimento e di maturazione.
Gli obietti di apprendimento formativi sono i momenti fondamentali e le articolazioni operative del
processo attraverso il quale si perviene alle finalità istituzionali, si collocano all’interno
degli obiettivi specifici delle singole discipline o attività e sono misurabili, lungo il
percorso formativo ed in particolare alla fine di ogni unità di apprendimento, in termini
di competenze.
Nel formularli, dopo avere preliminarmente approfondito la portata degli obiettivi
generali e degli obiettivi specifici di apprendimento del processo educativo dell’ordine di
scuola cui si riferiscono, i docenti considerano le capacità di ogni singolo alunno (da
sviluppare al massimo grado possibile), le teorie e le pratiche pedagogiche
scientificamente più affidabili e didatticamente più convenienti.
Perciò, gli obiettivi specifici di apprendimento, attraverso l’articolazione delle
attività educative e didattiche, diventano obiettivi formativi se sono adeguati alle capacità
dei singoli allievi e se e quando sono inseriti in una storia personale o di gruppo, e sono
percepiti come traguardi importanti e significativi per la propria crescita individuale.
Nell’individuare gli obiettivi formativi delle Unità di Apprendimento, i docenti si
attengono ai seguenti criteri fondamentali:


  •  coerenza con gli obiettivi specifici di apprendimento e con il Profilo educativo, culturale e professionale;
  •  fattibilità: si tiene conto dei prerequisiti degli allievi, delle loro esigenze e dei loro bisogni formativi;
  • grado di sviluppo evolutivo: sono rapportati alla capacità di apprendere degli alunni in quella data situazione/stadio evolutivo;
  •  significatività: si riferisce sia alla loro importanza nell’ambito della struttura della disciplina (fini, concetti e termini, strategie d’indagine, criteri di verifica), sia alla loro adeguatezza per l’accertamento delle competenze e per la comprensione dei processi di apprendimento;
  •  motivazione: devono essere in grado di suscitare negli alunni quella spinta interiore che soddisfi un loro bisogno ed essere percepiti come condizione e risultato di ulteriori maturazioni; 
  •  leggibilità pluridirezionale (o criterio dell’espansione): devono offrire la possibilità di stabilire più connessioni argomentative e operative ed essere aperti alla multi e pluridisciplinarità;capacità generativa: devono contenere in sé la capacità di poter produrre altri obiettivi formativi;
  •  aderenza ambientale: sono selezionati in modo che l’alunno passi, gradualmente, dall’osservazione e dalla ricerca alla riflessione e all’esposizione delle sue molteplici interazioni con l’ambiente, dalle quali deriva il suo processo di crescita;
  •  flessibilità: intesa come possibilità dell’insegnante di privilegiare un argomento piuttosto che un altro.

lunedì 2 settembre 2013

Difficolta' Apprendimento

Le difficoltà di apprendimento, a qualunque livello, possono rappresentare un problema significativo nella carriera scolastica di un bambino ed è importante identificarne accuratamente le cause per poter intervenire in maniera precoce ed adeguata.
Il “non apprendere” può dipendere da due classi di fattori: ambientali/esterni al bambino (arretratezza culturale, scarsa stimolazione, degrado sociale, assenze frequenti, difficoltà linguistiche) e individuali (deficit visivi e/o uditivi, insufficienza mentale, scarso funzionamento di capacità specifiche come linguaggio, lettura, memoria o attenzione). 
Sulla base di questi elementi è dunque possibile identificare due tipi di problematica scolastica:
Difficoltà di apprendimento: problematica significativa nel percorso scolastico del bambino, può essere dovuta a svantaggio socio-culturale grave, disturbo di attenzione e/o iperattività, disturbi emotivi (ad es: ansia, depressione, paure), disturbi comportamentali, scolarizzazione insufficiente, oscillazioni “normali” del rendimento scolastico, scarsa motivazione, didattica non adeguata alle caratteristiche del bambino.
Disturbo specifico dell’apprendimento: significativa difficoltà nell’acquisizione e uso di abilità di comprensione del linguaggio orale, espressione linguistica, lettura, scrittura o matematica, è dovuta ad un cattivo funzionamento del sistema nervoso centrale. Per tale ragione questo tipo di disturbi compaiono già nelle primissime fasi di acquisizione di un’abilità scolastica e risultano essere più difficili da trattare.


Con questo si intende dire quindi che il termine “Disturbo Specifico dell'Apprendimento” fa riferimento ad una precisa categoria diagnostica e va distinto dalla “difficoltà di apprendimento”, espressione più generica che include tipologie molto diverse di difficoltà che si possono manifestare nell'ambito scolastico. 
Nel caso di disturbo specifico dell’apprendimento ci troviamo di fronte a bambini intelligenti, spesso anche molto intelligenti, che per qualche ragione non riescono ad apprendere una o più abilità. Si tratta di difficoltà di causa incerta: non si sa ancora con certezza, infatti, quale sia il ruolo della componente genetica, in che misura possano essere ereditarie e quali siano esattamente le alterazioni presenti a livello di sistema nervoso centrale. Tali difficoltà, tuttavia, fanno parte dell’individuo e accompagnano tutto il suo percorso scolastico. 
Ci sono tre grandi gruppi di disturbi specifici dell’apprendimento e sono:
Disturbi specifici della lettura (riguardano gli aspetti di decifrazione e/o comprensione del testo)
Disturbi specifici dell’espressione scritta (riguardano gli aspetti grafici, ortografici e di espressione)
Disturbi specifici del calcolo (che riguardano l’utilizzo dei numeri, le procedure di calcolo e la risoluzione dei problemi)
Normalmente sono gli insegnanti i primi ad accorgersi che il bambino presenta qualche tipo di difficoltà (es: particolare lentezza nel leggere, errori frequenti in lettura o scrittura, difficoltà nel conteggio o nell’esecuzione delle operazioni di base, scarsa comprensione dei testi, cattivo segno grafico ) ed è importante che segnalino tempestivamente il problema alla famiglia in modo da poter attivare controlli appropriati. 
Normalmente la diagnosi non può essere fatta prima della fine della II classe della scuola primaria per lettura e scrittura e della III per il calcolo, anche se già a partire dall’ultimo anno della scuola materna è possibile l’identificazione di segnali di rischio (es: difficoltà a riconoscere i suoni iniziali delle parole, a giocare con le rime, a contare fino a 10, ecc) sui quali è possibile intervenire con un percorso di potenziamento che permetta di ridurre le lacune del bambino prima dell’ingresso a scuola.
La prima cosa da fare, quando vi è una situazione di difficoltà scolastica persistente e che sembra non migliorare con un aumento dell’aiuto a casa o con delle “ripetizioni”, è rivolgersi ad uno specialista, solitamente uno psicologo che si occupa di età evolutiva e disturbi dell’apprendimento. Nel servizio pubblico le famiglie possono rivolgersi al distretto sanitario di competenza (neuropsichiatria infantile, servizio materno-infantile o unità bambini e adolescenti, a seconda delle realtà territoriali) richiedendo una valutazione per sospetto disturbo dell’apprendimento. L’iter solitamente prevede l’inserimento della famiglia all’interno di una lista d’attesa in base alla quale genitori e bambini verranno chiamati per un primo colloquio conoscitivo e per impostare il percorso diagnostico. Alternativamente è possibile rivolgersi privatamente ad uno psicologo specialista in psicopatologia dell’apprendimento (il sito dell’AIRIPA offre un elenco completo dei professionisti di ogni regione). In entrambi i casi l’obiettivo sarà quello di fare una prima valutazione dello stato degli apprendimenti del bambino, andando ad identificare le aree di maggiore difficoltà. In un secondo momento, se necessario, verrà effettuata un’indagine più approfondita delle competenze scolastiche emerse come lacunose, per stabilire l’entità del ritardo scolastico presente e giungere ad una diagnosi. Solitamente una valutazione accurata e completa prevede: valutazione del livello di intelligenza, lettura di brano e di parole isolate ad alta voce, lettura di brano con domande di comprensione del testo, prova di matematica (calcolo scritto e mentale, conoscenza dei numeri e delle tabelline), dettato di brano e parole. Il profilo ottenuto al termine del percorso valutativo ha l’obiettivo di individuare i punti di forza e di debolezza del bambino e di impostare un opportuno percorso di intervento. L’intervento riabilitativo o di potenziamento è possibile per tutte le difficoltà di cui si è finora parlato, anche se avrà obiettivi, tempi e risultati attesi diversi a seconda delle specifiche situazioni. In molti casi vengono utilizzati anche alcuni strumenti di compenso (calcolatrice, scrittura a computer, sintesi vocale), previsti del resto dalle circolari ministeriali, che possono aiutare il bambino nel suo percorso scolastico. Va detto che i disturbi specifici dell’apprendimento sono molto resistenti al trattamento e spesso sono necessari tempi molto lunghi e duro lavoro per ottenere dei risultati in questi casi purtroppo non ci si può aspettare una normalizzazione della situazione ma consistenti miglioramenti sono possibili, soprattutto quando la diagnosi è precoce.

Dott.ssa Silvia Zanette

domenica 1 settembre 2013

Imparare Velocemente


Per la rubrica dedicata ai consigli per “studiare meno e andare meglio”, parliamo di come leggere un testo per riuscire a memorizzarlo. Il primo è fondamentale passo per avere buoni risultati a scuola, infatti, è proprio saper leggere. Ovviamente non intendiamo il saper mettere le sillabe una accanto all’altra, ma ci riferiamo alla lettura “strategica”, quella che ti permette di capire e ricordare più cose nel minor tempo possibile.




Mettetevi comodi
Prima di tutto, per studiare bene serve silenzio. Mettetevi, quindi, nel posto più tranquillo della vostra casa e in cui vi sentite a vostro agio. Solitamente è la camera, ma anche la cucina o il salotto possono essere i posti ideali, ammesso che qualcuno non stia vedendo la televisione!

Attenti al titolo
La prima cosa da fare è leggere il titolo e, se c’è, il sottotitolo. Analizzateli bene, perché sono fondamentali per capire l’argomento del testo che dovete studiare.

Leggete ad alta voce
Una volta capito l’argomento principale, iniziate a leggere. È meglio leggere a voce alta, vi aiuterà a mantenere la concentrazione e a capire quanto è scritto.

Sottolineate
Mentre leggete sottolineate o evidenziate. Potete leggere il testo una prima volta velocemente, per farvi un’idea generale, e successivamente potete sottolineare.
Inoltre, bisogna tener conto che ognuno ha il suo metodo. C’è chi preferisce usare l’evidenziatore e chi la matita, chi inorridisce a vedere i segni a penna sul libro e chi usa colori diversi per sottolineare concetti differenti. A voi la scelta, l’importate e focalizzare l’attenzione sui concetti fondamentali, distinguendoli dagli esempi o dalle spiegazioni.

Attenzione ai grassetti
Molti libri evidenziano con grassetti o colori differenti le parole chiave o le definizioni. Sono quelli i concetti fondamentali del discorso e che quindi dovrete ricordare. Se non sono evidenziati, pensateci voi.

Usate il dizionario
Mentre leggete annotate le parole che non conoscete e cercate il significato nel vocabolario. Annotate sul libro la definizione della parola oppure tenete una rubrica in cui appuntarle (il metodo della rubrica è utile, in particolare, nello studio delle lingue straniere)

Rewind
Se incontrate passaggi difficili che non riuscite a capire, fermatevi e rileggete daccapo, anche più di una volta se ce n’è bisogno.

Guardate le immagini
Un valido aiuto per ricordare, sono le immagini. Analizzate grafici, figure o mappe (dipende dalla materia che state studiando), perché non sono contengono informazioni utili, ma aiutano anche a memorizzare. Si tratta della cosiddetta memoria visiva: pensando alle immagini riuscirete a ricordare meglio anche quanto è scritto accanto.

La spiegazione del prof
Collegate quello che state leggendo a quello che ha detto il prof durante la lezione. È importante, quindi, essere stati attenti durante la spiegazione e aver preso appunti.

Sintetizzate
Una volta letto un piccolo paragrafo, prima di iniziare a ripetere sintetizzate quello che avete appena letto. Anche questo punto è soggettivo in quanto c’è chi preferisce fare degli schemi e chi, invece, dei riassunti. In entrambi i casi, il fatto di scrivere i concetti fondamentali vi aiuterà a memorizzarli. Inoltre, sarà un vantaggio anche nella ripetizione nei giorni successivi, ad esempio in vista di una mega verifica di fine trimestre o per l’esame di fine anno.

Ripetete a voce alta
Prima iniziate a ripetere dei piccoli paragrafi alla volta, solo successivamente ripetete tutto insieme. Ma soprattutto ripetete preferibilmente ad alta voce, in questo modo avrete la vera consapevolezza di aver capito quello che avete letto o, al contrario vi renderete conto di non sapere bene la lezione e quindi, di aver bisogno di ripeterla di nuovo.

Chiudete il libro
La prima vota ripetete dando pure una sbirciata al libro, è normale non ricordarsi tutto subito. Successivamente però sforzatevi di ricordare quante cose più possibili senza guardare, coprendo la pagina con un foglio o chiudendo il libro.

Fate collegamenti
Mentre leggi e ripeti cerca di trovare delle relazioni con quello che avete già studiato e fate collegamenti con cose che già sapete.